La Parola di Vita è una frase della Sacra Scrittura presa da una delle liturgie domenicali del mese, commentata brevemente da Chiara Lubich, dal punto di vista esegetico-spirituale con un invito a renderla concreta nella vita di tutti i giorni. Durante gli incontri e nelle varie situazioni della vita, donarsi reciprocamente le esperienze concrete e quanto Dio opera nel cuore di ognuno, sono gli strumenti per poter rinforzare l’Unità fra tutti.
La stessa Parola viene vissuta in tutto il mondo da tutti i simpatizzanti, aderenti e membri effettivi del Movimento.

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Di seguito un famoso commento di Chiara Lubich.

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la legge e i profeti. (Mt 7,12)
Hai mai provato una sete d’infinito? Hai mai sentito nel tuo cuore il desiderio struggente d’abbracciare l’immenso?
O forse: hai mai avvertito nel tuo intimo l’insoddisfazione per quello che fai, per quello che sei?
Se così è, sarai felice di trovare una formula che ti dia la pienezza che agogni: qualcosa che non lasci rimpianti di giorni che se ne vanno semivuoti…
C’è una parola nel Vangelo che fa pensare e che, compresa appena un po’, fa trasalire di gioia. In essa è condensato quanto dobbiamo fare nella vita. Riassume ogni legge impressa da Dio in fondo al cuore di ogni uomo. Sentila:
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la legge e i profeti. (Mt 7,12)
Tale frase è chiamata regola d’oro.
L’ha portata Cristo, ma era già conosciuta universalmente. L’Antico Testamento la possedeva.
Era nota a Seneca e nell’Oriente la ripeteva il cinese Confucio. E poi altri ancora. E questo dice quanto stia a cuore a Dio: come egli voglia che tutti gli uomini la facciano norma della loro vita.
È bella a leggersi e suona come uno slogan.
Sentila ancora: Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.
Ogni prossimo, che incontriamo nella giornata, amiamolo così. Immaginiamo di essere nella sua situazione e trattiamolo come vorremmo esser trattati noi al posto suo.
La voce di Dio che abita dentro di noi ci suggerirà l’espressione d’amore adatta a ogni circostanza.
Lui ha fame? Ho fame io – pensiamo. E diamogli da mangiare.
Subisce ingiustizia? Sono io che la subisco!
È nel buio e nel dubbio? Lo sono io. E diciamogli parole di conforto e condividiamo le sue pene e non diamoci pace finché non sarà illuminato e sollevato.
Noi vorremmo esser trattati così.
È un diversamente abile? Voglio amarlo fino a sentire quasi nel mio corpo e nel mio cuore la sua menomazione e l’amore mi suggerirà l’espediente esatto per farlo sentire uguale agli altri, anzi con una grazia in più, perché noi cristiani sappiamo quanto il dolore valga.
E così con tutti senza discriminazione alcuna fra simpatico e antipatico, fra giovane e anziano, fra amico e nemico, fra compatriota e straniero, fra bello e brutto… Il Vangelo intende tutti.
Mi pare di udire un brusio generale…
Capisco… forse queste mie parole sembrano semplici, ma quale mutamento richiedono!
Quanto sono lontane dal nostro usuale modo di pensare e d’agire!
Ma coraggio! Proviamo.
Una giornata così spesa vale una vita. E alla sera non riconosceremo più noi stessi. Una gioia mai provata ci inonderà. Una forza ci investirà. Dio sarà con noi, perché è con coloro che amano.
Le giornate si susseguiranno piene.
A volte forse rallenteremo, saremo tentati di scoraggiarci, di smettere.
E vorremmo tornare alla vita di prima…
Ma no! Coraggio! Dio ci dà la grazia. Ricominciamo sempre.
Perseverando, vedremo lentamente cambiare il mondo attorno a noi.
Capiremo che il Vangelo porta la vita più affascinante, accende la luce nel mondo, dà sapore alla nostra esistenza, ha in sé il principio della risoluzione di tutti i problemi.
E non avremo pace finché non comunicheremo la nostra straordinaria esperienza ad altri: agli amici che ci possono comprendere, ai parenti, a chiunque ci sentiamo spinti a darla.
Rinascerà la speranza.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro.

(pubblicata su: La dottrina spirituale, ed. Città Nuova, Roma 2006, p. 187)

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